Il 16 dicembre è un giorno cruciale per la tassazione locale sugli immobili produttivi delle imprese. Si completa il salasso con il versamento del saldo dell’Imu e della Tasi, imposte che, assieme alla Tari, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti urbani, forma il terzetto chiamato Iuc.

Ma quanto pesa la tassazione nel comune capoluogo? Lo rivela lo studio compiuto dall’Osservatorio permanente CNA sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia, che ha preso a campione un laboratorio artigiano di 350 metri quadrati classificato nella categoria catastale C3 e un negozio per la vendita di 175 metri quadrati in C1.

Dal 2011, quando era in vigore solo l’Ici, al 2014 (per questo anno si sommano Imu, Tasi e Tari), a Viterbo, il peso è aumentato per gli artigiani del 44,2 per cento (+ 5,4 nel 2014 rispetto al 2013), per i commercianti del 49,3 (+ 9,3 nell’ultimo anno). Per l’incremento percentuale determinatosi, nella classifica dei 112 Comuni, la città è nel primo caso al 34° posto, nel secondo al 21°. Ma se si esamina la tassazione comunale complessiva, a Viterbo il prelievo per il laboratorio artigiano, pari a 2.030 euro (1.408 nel 2011), è tra i più bassi d’Italia (106a posizione), mentre va peggio per il negozio (13a), perché l’esborso è di 4.783 euro contro i 3.204 del 2011.

Luigia Melaragni

Quali imposte incidono maggiormente? Nel triennio, se prendiamo in considerazione Ici/Imu/Tasi, l’inasprimento è stato del 58,5 per cento per entrambe le situazioni. Riguardo a Tarsu/Tia/Tari, l’aumento registrato è del 29,7 (ma con un – 1,8 per cento tra il 2013 e il 2014) per il laboratorio e del 24,4 per il negozio.

“Nei prossimi giorni, potrebbe prendere corpo la riforma della tassazione comunale, da tempo annunciata dal governo, con la nascita della cosiddetta Local tax. Non si conoscono ancora bene modalità e fini di questa riforma. Di certo – afferma la CNA – le piccole imprese, e le famiglie,  non potranno sopportare un ulteriore aumento, in qualsiasi forma mascherato, della tassazione sugli immobili né la perdita dell’attuale deducibilità totale della Tasi versata su negozi, laboratori, capannoni”.

Quattro miliardi e 900 milioni in soli 36 mesi. Tanto è cresciuta la tassazione locale degli immobili produttivi delle imprese, in base ai calcoli della CNA. Si tratta di una enorme mole di denaro sottratta agli investimenti. Ma ancora più grave è l’escalation della spremitura, passata, proprio negli anni in cui più mordeva la crisi, dai 4,7 miliardi del 2011, ai 9,6 miliardi di quest’anno, somma delle entrate di Imu e Tasi.

“E’ evidente che una seria riforma del fisco non può essere ulteriormente rinviata”, afferma Luigia Melaragni, segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, che rilancia la proposta dell’associazione: “Una riduzione della tassazione, attraverso, per esempio, la deducibilità totale dell’Imu dal reddito d’impresa, oggi ingiustamente limitata al 20 per cento, un’autentica terza tassazione sugli immobili che servono a far sopravvivere le imprese”.

Info: CNA, a Viterbo in via I Maggio 3, telefono 0761.2291, numero verde 800-437744. Sito internet: www.cnaviterbocivitavecchia.it

 

Nel resto d’Italia

Dove la tassazione incide di più. E dove è più leggera

Nel 2014 a Napoli il titolare del laboratorio artigiano-tipo è il più “spremuto” d’Italia. Paga, complessivamente, 9.316 euro l’anno, davanti a Reggio Calabria (9.213) e Roma (9.013). Viceversa, il comune capoluogo meno esoso è Cuneo (1.012 euro), con alle spalle Udine (1.610) e Gorizia (1.628). Se si valuta, invece, l’incremento dell’ultimo triennio per la stessa tipologia di immobile, la classifica cambia: in testa balza Avellino (+117,1 per cento), seguita da Reggio Calabria (+ 111,6) e Genova (+ 101,7). Mentre negli ultimi tre anni gli artigiani relativamente più “fortunati” sono stati quelli di Massa (con un decremento del 44,8 per cento), Teramo (- 11,6) e Pistoia (- 3,1), con Mantova (- 0,2) gli unici ad aver visto diminuire l’importo richiesto.

Passando agli immobili a uso commerciale, i negozi insomma, nel 2014  l’imposta in totale più “salata” è pagata a Firenze (7.363 euro), seguita da Cremona (5.998) e Sassari (5.850). La meno cara, invece, si versa a Sondrio (1.180 euro) Vicenza (1.382) e Cuneo (1.469). In termine percentuali, tra il 2011 e il 2014, l’imposizione è cresciuta di più a Rimini (+127,8 per cento), Reggio Calabria (+115,4) e Pesaro (+105). Mentre è calata maggiormente a Cuneo (-13,1), Iglesias (-11) e Massa (-7,3).